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Il risorgimento forza viva dell’unità nazionale di Gianni Borgo

Se c’è un contributo che il pensiero e la cultura cattolici hanno dato e possono ancora riproporre in occasione del 150° anniversario dell’unità nazionale, questo è un approfondimento e una riacquisizione consapevole della categoria di risorgimento. In tale senso l’iniziativa di una esposizione su “L’unità d’Italia una storia di idee e di persone.” risulta un primo passo per risvegliare l’attenzione sulle motivazioni non passeggere dell’essere comunità nazionale, che non si limitino cioè ad un resoconto del passato, con le inevitabili controversie storiche, ma evidenzino gli elementi di forza che puntellano un percorso diretto al futuro.
Osservava del Augusto Del Noce nel 1972 che la categoria di risorgimento eccede l’evento storico ed ha un significato più profondo di un fatto rilevante come il raggiungimento dell’indipendenza nazionale entro lo stato unitario. Per lo studioso tale categoria, proposta non a caso dal Gioberti in un senso «filosofico-politico», ha il significato del «ritorno ai principi», riscoperta di valori fondanti, il cui recupero e approfondimento non sarebbero surrogabili con alcuna iniziativa politica. Irriducibile alle categorie di rivoluzione e reazione, scriveva Del Noce, il risorgimento «indica che le nazioni possono risollevarsi soltanto per approfondimento della loro tradizione, e criticando l’ordine storico dal punto di vista di un ordine ideale. Se principio primo della “rivoluzione totale” è il “futuro”, principio ideale del risorgimento (inteso in questo senso) è “l’Eterno”». Se la rivoluzione si connota come rottura violenta di un ordine storico precedente, con il corollario della dissacrazione rispetto ad una tradizione; se, al contrario, la reazione si configura come irrigidimento della tradizione e dell’autorità a scapito della libertà del soggetto, l’idea di risorgimento – relazionata all’eterno e non al contingente – appare in ogni tempo la risorsa spirituale di una nazione. Le nazioni possono risorgere contro ogni possibile crisi storica perché in esse è disponibile una riserva di valori eterni, non in balia delle epoche, sui quali si regge l’edificio politico degli stati.
Se la conquista della libertà di un popolo entro confini sicuri e assetti istituzionali stabili è stato un grande traguardo storico, è altrettanto vero che nelle fibre dell’edificio statuale vanno rintracciate e ripensate le ragioni profonde che garantiscono continuità cronologica ad una comunità nazionale. Sono le ragioni che – nella necessaria impersonalità delle istituzioni – fanno intravvedere un’identità che unisce e un futuro che tutti accumuna.
L’incontro dell’idea risorgimentale con la più consapevole e progredita cultura italiana non è quindi casuale: padri del risorgimento sono a pieno titolo quei cattolici liberali, come Rosmini, Gioberti, Manzoni, D’azeglio, Balbo e molti altri, che, prima delle tecniche di nation building, si sono dati pensiero di saldare l’unità da raggiungere con le forze morali e spirituali per sostenerla e farla durare. Da qui nascono le diverse ipotesi, federaliste, confederaliste oppure unitarie seguendo il disegno del Regno di Sardegna: soluzioni tutte possibili, cui sottosta senza riserve il riconoscimento dell’anima religiosa del popolo italiano, e, quale sua concreta garanzia, la preoccupazione per la libertas ecclesiae. Il federalismo di Gioberti e Rosmini, lungi dall’essere un’ipotesi destinata agli scaffali, metteva al centro il problema dell’identità nazionale, in quanto riconosceva nella pluralità delle espressioni geografiche e locali il principio di libertà, che, nell’unificazione – «la più stretta possibile in una sua naturale varietà» (Rosmini) – si sarebbe saldata con l’indipendenza. E la presidenza della confederazione affidata al Papa esprimeva visibilmente il comune sentimento religioso e la vocazione unitaria di un popolo. Diversamente dai neoguelfi, Manzoni vedeva la garanzia dell’unità, per ragioni pratiche, nel Regno di Sardegna, ma anche in questo caso era sottinteso il riferimento alle radici spirituali del popolo italiano, come testimoniano le sue opere letterarie e storico-filosofiche.
Ripensare il risorgimento come categoria filosofico-politica consente di superare sterili contrapposizioni in merito al problema dell’unità nazionale, caratterizzata certo da notevoli carenze e reciproche rivendicazioni, recuperando invece le ragioni – i valori eterni – che possano sopravvivere ad ogni crisi essendo più forti di ogni divisione. Il pensiero e la cultura dei cattolici liberali (anch’essa categoria più spirituale che storica) ritornano di attualità proprio nel momento in cui la comunità nazionale italiana vive un punto di forte tensione nel fare i conti con la propria storia e nella difficoltà di riconoscere in essa la propria identità. Come scriveva Del Noce, né con la rimozione forzata di una storia, che comunque ci appartiene, per un’avventurosa fuga in avanti, né con la ripetizione di vecchie (o pseudo nuove) formule costituzional-patriottiche, astratte e lontane, può reggersi una comunità di destino. Nell’inattualità o nel fallimento di queste soluzioni, il recupero consapevole dei valori tradizionali, frutto della presenza millenaria del cristianesimo tra le genti italiane (Sturzo) e fattore di sviluppo morale e civile (Rosmini), emerge come possibilità per ravvivare un’eredità che ci è stata consegnata. Introdotto da questo pensiero prende senso ripercorrere le tappe storiche e interrogare gli eventi che hanno condotto alla realizzazione dello stato unitario, grazie ad una mostra che ha il merito sostanziale di evidenziare il contributo offerto dalle diverse articolazioni della «nazione cattolica» (Rumi) e togliendo dall’oscurità personalità poco note al dibattito storiografico. Confermando in ultima istanza il giudizio che entro il cattolicesimo italiano – prima dell’unità – era maturata una coscienza risorgimentale che avrebbe potuto favorire un processo d’unificazione più equilibrato e meno costoso in termini di lacerazioni politiche, geografiche e religiose. Emerge ora, dopo l’affanno di 150 anni, l’importanza di quella stagione e di quella sintesi spirituale e politica per dare sostegno e infondere speranza ad uno sforzo individuale e collettivo che ci attende.

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